martedì 12 luglio 2011

Il volo - la foto vincitrice


Si è conclusa la prima edizione del concorso fotografico di Dedalo Teatro, dal tema Il volo. La fotografia vincitrice, la numero 1 (manco a farlo apposta), è stata premiata lo scorso 24 giugno da Roberto Fossati in occasione della festa di fine anno dell’associazione.

L’autrice dello scatto è Maria Pia Rega, e l’attrice fotografata Sara Insaudo, entrambe associate solo da quest’anno a Dedalo Teatro. Complimenti per l’idea, per l’impegno e per la tecnica di realizzazione!

Una menzione speciale è stata assegnata alla foto numero 23 di Stefano Beccaro, per l’originalità del contenuto, e alla numero 10 di Marco Scotuzzi, per consenso popolare. Bravi pure loro.

Aspettiamo da voi suggestioni o consigli sul tema della prossima edizione del concorso, siamo aperti a qualsiasi stimolo. Avete tutta l’estate per pensarci, e forse anche qualcosa di più.


Ora, a luglio inoltrato, il blog di Dedalo se ne va in vacanza per qualche tempo, ma tornerà presto più in forma che mai e con alcune novità al seguito. Cogliamo l’occasione per augurare a tutti una buona e serena estate. Ci rivediamo a settembre, freschi e rilassati.

Marco

lunedì 20 giugno 2011

Monologhi: Kevin Kline a.k.a. Jacques

Come vi piace è un film del 2006 diretto da Kenneth Branagh, trasposizione cinematografica dell’omonima commedia pastorale di William Shakespeare. E’ stato girato nei pressi di Londra, ma l’ambientazione è ispirata al Giappone del XIX secolo.

Il monologo tratto dal film vede come protagonista Jaques, amico del Duca esiliato nella Foresta di Arden, e innamorato della giovane Aldrina.


Tutto il mondo è un palcoscenico, e tutti, uomini e donne siamo attori. Con le nostre uscite e le nostre entrate. Un uomo, nel corso della vita, interpreta molte parti: sette età suddivise in sette atti. Dapprima il bambino, coi suoi versetti, che sbava in braccio alla nutrice. Poi lo scolaro piagnucoloso, coi suoi libri, ed il volto intirizzito dal mattino, che si trascina svogliato, come una lumaca, verso la scuola. Poi l’innamorato, che sospira come una fornace la triste ballata composta per il sopracciglio della donna amata. Dopo viene il soldato, con le sue bizzarre imprecazioni, baffuto come un leopardo, geloso del suo onore, impulsivo e pronto alla lite; alla ricerca di una effimera reputazione perfin nella bocca di un cannone. Poi il giudice, dalla bella pancia rotonda piena di capponi grassi, con l’occhio severo, con la barba ben curata, che sputa sagge massime, banalità che ritiene moderne, e anche lui recita la sua parte. La sesta età ti trasforma in un debole e sonnacchioso Pantalone, con i suoi occhialetti sul naso e una borsa al fianco, calzoni di quand’era giovane, ben conservati, ma oramai troppo larghi per le sue gambe rinsecchite; il bel timbro maschile della voce regredito ad una vocina fanciullesca: falsetti e soni acuti gli escono di bocca. L’ultima scena, poi, in fondo a questa strana e lunghissima storia, è una seconda fanciullezza: completo oblio, senza denti, senza occhi, senza gusto… senza niente.

Marco

venerdì 10 giugno 2011

Dialoghi: sequenza tratta da "Prendi i soldi e scappa"

Prendi i soldi e scappa è il primo film di Woody Allen, girato nel lontano 1969, quando il regista era poco più che trentenne. Grazie a questo “falso documentario” (definizione dell’autore) Allen conquista il pubblico di tutto il mondo e si impone come nuovo astro nascente della comicità made in USA.

Il film racconta la vita di Virgin Starkwell, giovane ladruncolo da strapazzo totalmente imbranato a misurarsi con il mondo della malavita.

La scena che vi proponiamo oggi è a dir poco surreale, e racconta di un colloquio di lavoro in cui il nostro mette a dura prova il suo interlocutore (esperimento da non ripetere nella vita reale, se ci tenete davvero al lavoro).


DATORE DI LAVORO: Si accomodi. Il suo nome, prego?

VIRGIL: John C. Public. Public, ci dev’essere una L in mezzo.

DATORE DI LAVORO: Mister Public, ha avuto esperienze in qualche ufficio prima d’ora?

VIRGIL: Sì certo.

DATORE DI LAVORO: Di che tipo di ufficio si trattava?

VIRGIL: Rettangolare.

DATORE DI LAVORO: Ha per caso qualche esperienza nell’uso di un computer elettronico ultimo tipo?

VIRGIL: Sì l’ho usato.

DATORE DI LAVORO: In che ditta?

VIRGIL: Mia zia ne ha uno.

DATORE DI LAVORO: Sua zia di che si occupa?

VIRGIL: Io non me lo ricordo.

DATORE DI LAVORO: Ha detto di aver lavorato in un ufficio. Si occupava di produzione o di servizi?

VIRGIL: Produzione.

DATORE DI LAVORO: Si trattava forse di prodotti industriali?

VIRGIL: No mi spiace, è del tutto fuori strada.

DATORE DI LAVORO: Si trattava di prodotti agricoli?

VIRGIL: No, siamo lontani purtroppo. E il tempo concesso è ormai scaduto. Non è riuscito ad indovinare quale era la mia occupazione, ed è solo per compiacerla che le dirò che cosa facevo. Facevo scarpe da scale mobili per la gente che si era stufata di portare le scarpe da ascensore.

DATORE DI LAVORO: Eheh.

VIRGIL: Siccome non ha indovinato la mia occupazione, le resta solo il gettone di presenza: 10 dollari e molte grazie, andrà meglio la prossima volta. Lei è un buon giocatore.


Marco

lunedì 6 giugno 2011

Dialoghi: sequenza tratta da "Down by law"

Alcuni mesi fa (era l’11 Marzo) avevamo già parlato di Down by law nella rubrica Monologhi. Avevamo proposto la scena in cui Bob (Roberto Benigni) recita un monologo cucinando una lepre da lui catturata non si sa bene come, dopo che i compagni di fuga Jack e Zack si erano allontanati a causa di un litigio.

Qui invece troviamo i tre amici ancora rinchiusi nella Orleans Parish Prison, intenti a giocare a poker in maniera tutt'altro che seria. E' una sequenza esilarante, e forse tra le più famose del cinema di Jim Jarmusch. Godetevela.


BOB: Yes.

ZACK: Watch out for Bob, maybe cheats.

JACK: Ahaha.

ZACK: Ahaha.

BOB: This is no joke, look where I am.

JACK: Ahahah.

ZACK: Ahahahh.

BOB: Ahahahah? Is no funny.

JACK: Two pairs.

BOB: What?

JACK: Two pairs. What you got?

BOB: Nothing.

JACK: Of course.

ZACK: Nothing.

JACK: Aaaaaaahhh!

BOB: What is aaaaaahhh?

JACK: Screaming.

BOB: Screaming? Never heard, screaming… screaming, screaming… ah screaming, screaming, one moment, I have screaming… screaming, eccolo qua: I scream, you scream, we all scream for ice cream. No, no aspetta. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream.

JACK: Yeah!

BOB: You understand that? I scream, you scream, we all scream for ice cream.

BOB e JACK (insieme): I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream.

BOB, JACK e ZACK (insieme): I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream. I scream, you scream, we all scream for ice cream…

Marco

martedì 31 maggio 2011

Monologhi: Tommy Lee Jones a.k.a. lo sceriffo Ed Tom Bell

Ancora una scena tratta dai Coen. Lo sappiamo, siamo ripetitivi, è che ci piacciono un sacco i film dei fratelli di Minneapolis.

Questa volta vi segnaliamo un monologo preso da Non è un paese per vecchi, opera vincitrice del premio Oscar nel 2008 come miglior film. La storia, ambientata nel sud del Texas nei primi anni Ottanta, è tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCharty, e vede come protagonisti Tommy Lee Jones, Anton Chigurth e Llewelyn Moss.

Il monologo in questione è la scena di apertura del film, in cui Ed Tom Bell tira le somme sulla sua vita da sceriffo nella sperduta contea texana.


A venticinque anni ero già lo sceriffo di questa contea. Difficile a credersi. Mio nonno faceva lo sceriffo, e anche mio padre. Io e lui siamo stati sceriffi contemporaneamente, lui a Plano e io qui. Credo che ne andasse fiero. Io ne andavo fiero, eccome. Ai vecchi tempi c’erano sceriffi che non giravano neanche armati. Molta gente stenta a crederci, Jim Scarbon non portava mai la pistola, e neanche Geston boy, quello della contea di Comanche. Mi è sempre piaciuto sentir parlare di quelli dei vecchi tempi, non ne ho mai perso l’occasione. Uno non può fare a meno di paragonarsi a loro, di chiedersi cosa avrebbero fatto loro al giorno d’oggi. C’è un ragazzo che ho mandato sulla sedia elettrica qui a Hadzville qualche anno fa, su mio arresto e mia testimonianza. Aveva ammazzato una ragazzina di quattordici anni. I giornali scrissero che era un crimine passionale, ma lui mi disse che la passione non c’entrava niente, che da quanto si ricordava aveva sempre avuto in mente di ammazzare qualcuno, e se non fosse entrato in galera l’avrebbe rifatto. Sapeva che sarebbe andato all’inferno, e da lì a un quarto d’ora ci sarebbe andato. Io non so cosa pensare, non lo so proprio. Con la criminalità di oggi è difficile capirci qualcosa. Non è che mi faccia paura, l’ho sempre saputo che uno dev’essere disposto a morire se vuole fare questo lavoro. Ma non ho intenzione di mettere la mia posta sul tavolo, di uscire per andare incontro a qualcosa che… non capisco. Significherebbe mettere a rischio la propria anima. Dire ok, faccio parte di questo mondo.

Marco


venerdì 27 maggio 2011

Dialoghi: sequenza tratta da "La ricotta"

Pier Paolo Pasolini nel 1963 gira La ricotta, un mediometraggio che racconta la messa in scena in chiave parodistica di un film sulla passione di Cristo. L’opera, considerata dissacrante dalle autorità religiose dell’epoca, è costata al regista l’accusa di vilipendio alla religione cristiana per la sua carica polemica nei confronti della sfera del sacro.

Il film narra la storia di Stracci, un borgataro chiamato a vestire i panni di un ladrone che sarà crocifisso accanto a Gesù; una comparsa che dirà solo una battuta. Non riuscirà a portare a termine il suo compito: morirà un attimo prima di pronunciare quelle parole tra la quasi indifferenza dei presenti, perché stremato dall’abbuffata di ricotta fatta tra una pausa e l’altra delle riprese.

La scena riportata vede come protagonisti il direttore del film (interpretato da Orson Welles) e un giornalista che, approfittando di un momento di pausa del set rivolge al regista alcune domande.


GIORNALISTA: Permette una parola? Scusi tanto, forse disturbo, sono del Paese Sera.

REGISTA: Dica, dica.

GIORNALISTA: Permette, vorrei da lei una piccola intervista.

REGISTA: Ma non più di quattro domande.

GIORNALISTA: Grazie. La prima domanda sarebbe: che cosa vuole esprimere con la sua nuova opera?

REGISTA: Il mio intimo, profondo, arcaico cattolicesimo.

GIORNALISTA: …cattolicesimo. E che cosa ne pensa della società italiana?

REGISTA: Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa.

GIORNALISTA: Ah, e che ne pensa della morte?

REGISTA: Come marxista è un fatto che non prendo in considerazione.

GIORNALISTA: Quarta ed ultima domanda: qual è la sua opinione sul nostro grande regista Federico Fellini?

REGISTA: Egli danza. Egli danza.

GIORNALISTA: Ah, grazie. Arrivederla.

REGISTA: Ehi! “Io sono una forza del passato”. E’ una poesia. Nella prima parte il poeta ha descritto certi ruderi antichi di cui nessuno più capisce stile e storia, e certe orrende costruzioni moderne che invece tutti capiscono. Poi attacca giusto così: “Io sono una forza del passato, solo nella tradizione, è il mio amore. Vengo dai ruderi, dalle chiese, dalle pale d’altare, dai borghi dimenticati sugli Appennini e sulle Prealpi, dove sono vissuti i fratelli. Giro sulla Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone, o guardo i crepuscoli le mattine su Roma, sulla Ciociarìa, sul mondo come i primi atti del dopo storia cui io assisto per privilegio d’anagrafe dall’orlo estremo di qualche età sepolta. Mostruoso chi è nato dalle viscere di una donna morta. E io, feto adulto, mi aggiro più moderno di ogni moderno, a cercare fratelli che non sono più.” Ha capito qualcosa?

GIORNALISTA: Beh ho capito molto… giro per la Toscolana…

REGISTA: Scriva, scriva quello che le dico. Lei non ha capito niente perché lei è un uomo medio. E’ così?

GIORNALISTA: Beh sì.

REGISTA: Ma lei non sa cos’è un uomo medio? E’ un mostro. Un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista.

GIORNALISTA: Ehehem.

REGISTA: E’ malato di cuore lei?

GIORNALISTA: No, no, facendo le corna.

REGISTA: Peccato, perché se mi crepava qui davanti sarebbe stato un buon elemento per il lancio del film. Tanto lei non esiste. Addio.

Marco


lunedì 23 maggio 2011

Film della settimana: Festen


Di Thomas Vinterberg

Con Ulrich Thomsen, Henning Moritzen, Thomas Bo Larsen

Helge Klingenfeldt, un ricco signore danese, raduna la famiglia al completo per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Il luogo scelto per l’evento è una lussuosa villa antica dispersa nella campagna a nord di Copenaghen. Tra le decine di ospiti illustri la narrazione segue principalmente i movimenti di Christian, il primogenito, un uomo alquanto imprevedibile. Sarà lui, a metà film, a rovinare irrimediabilmente l’idillio familiare confessando le nefandezze e gli abusi compiuti dal padre ai danni di Linda, la sorella minore morta suicida l’anno prima. Apriti cielo. E il cielo si apre per davvero sulla famiglia Klingenfeldt.

Festen è famoso nella storia del cinema per essere il primo film del collettivo Dogma 95, un movimento cinematografico danese fondato da Lars Von Trier e Thomas Vinterberg nella primavera del 1995. Nel manifesto firmato a quattro mani i due registi dichiarano che il movimento rappresenta un “voto di castità” nei confronti di un cinema “cosmetizzato fino alla morte”, sempre più schiavo delle nuove tecnologie e degli effetti speciali a scapito della storia da raccontare. Stilano così dieci regole fondamentali alle quali devono aderire tutte le persone che si propongono di partecipare al movimento: 1) Le riprese vanno girate sulle location. Non devono essere portate scenografie ed oggetti di scena. 2) Il suono non deve mai essere prodotto a parte dalle immagini e viceversa. 3) La macchina da presa deve essere portata a mano. Ogni movimento o immobilità ottenibile con le riprese a mano è permesso. 4) l film deve essere a colori. Luci speciali non sono permesse. 5) Lavori ottici e filtri non sono permessi. 6) Il film non deve contenere azione superficiale. 7) L’alienazione temporale e geografica non è permessa. 8) Non sono accettabili film di genere. 9) L'opera finale va trasferita su pellicola Academy 35mm, con il formato 4:3, non widescreen. 10) Il regista non deve essere accreditato. In conclusione ai dieci comandamenti Von Trier e Vinterberg tengono a precisare un ulteriore fondamentale pensiero: “Inoltre giuro come regista di astenermi dal gusto personale! Non sono più un artista. Giuro di astenermi dal creare un'"opera", perché considero l'istante più importante del complesso. Il mio obiettivo supremo è di trarre fuori la verità dai miei personaggi e dalle mie ambientazioni. Io giuro di far ciò con tutti i mezzi possibili ed al costo di ogni buon gusto ed ogni considerazione estetica. Così io esprimo il mio VOTO DI CASTITÀ."

Festen è il numero 544 della videoteca di Dedalo.

Marco